A cura di Cecilia Serafini della scuola di ballo Goody Swing.


L’infanzia e il bullismo

Janis Joplin nasce il 19 gennaio del 1943 a Port Arthur in Texas. La madre era impiegata in un college e il padre era ingegnere alla Texaco. Aveva due fratelli minori Michael e Laura. Cresce in una famiglia credente, facente parte di una congregazione cristiana. Inizia a cantare fin da piccola nel coro e ascolta le grandi voci di Odetta, Bessie Smith e Big Mama Thornton che diventano i suoi miti e le sue muse ispiratrici. Oltre a cantare disegna, sua altra grande passione, “ho sempre voluto essere un’artista, qualunque cosa fosse, così come le altre ragazze volevano diventare delle hostess. Ho letto. Ho dipinto. Ho pensato”, ma i problemi cominciano ad arrivare nel periodo del liceo. Viene presa di mira dai compagni perchè sovrappeso, con la pelle rovinata dall’acne e favorevole all’amicizia tra bianchi e neri: la chiamano quindi “maiale”, “viscida” e “amante dei negri”. Una volta all’università le cose non vanno meglio, anzi viene addirittura eletta l’uomo più brutto del campus.

Janis Joplin - 1960

Janis Joplin alle superiori – 1960

I primi successi e l’uso di droghe

Decide quindi di lasciare gli studi e Port Arthur che lei definiva la sua “prigione natale”, trasferendosi nel 1963 a San Francisco facendo l’autostop con il suo amico Chet Helms e dedicandosi alla musica. Nel 1964 incide dei pezzi con colui che sarà il futuro chitarrista dei Jefferson Airplane, Jorma Kaukone tra cui “Trouble in Mind” e Nobody knows you when you’re down and out”. Nello stesso periodo inizia però a fare un pesante uso di bourbon, di eroina e droghe psichedeliche, così gli amici la convincono a tornare a casa per allontanarsi da quella vita sregolata.

Torna a Port Athur nel 1965 e cerca di vivere in maniera tranquilla allontanandosi dalle droghe, frequentando di nuovo l’università e mettendo su un gruppo country, fino alla chiamata del suo amico Chet Helms. Divenuto ormai qualcuno nel mondo musicale e manager del gruppo Big Brother and the Holding Company decide di far tornare Janis a San Francisco nel 1966, perché il gruppo aveva bisogno di una voce femminile. L’anno seguente esce il loro primo album con la Columbia Records, due mesi dopo la performance al festival Pop di Monterey in California, avvenuta nel giugno del 1967.

Il Festival inaugurò la “Summer of Love” e fu precursore del festival di Woodstock. Gli artisti suonarono gratis, il biglietto costava un dollaro e tutto il ricavato andò in beneficenza, il tutto tutelato da un gruppo di garanti di cui faceva parte anche Paul McCartney. Si esibirono Jimi Hendrix (fu proprio questo il festival in cui incendiò la sua chitarra sul palco), Otis Redding (che morirà pochi mesi dopo), gli Who, i Beatles e i Beach Boys solo per citarne alcuni e qui Janis Joplin fece il suo debutto cantando “Ball and Chain” con un’intensità mai sentita.

 

Il secondo album e Woodstock

Nel 1968 esce il loro secondo albumCheap Thrills”, la cui copertina è stata ideata da Robert Crumb, noto nell’ambiente della controcultura per aver ideato il fumetto alternativo “Fritz the cat”, contenente singoli quali “Piece of my heart” e “Summertime” e che vende circa un milione di copie solo nella prima settimana. Inizia così il loro tour sulla West Coast, la voce graffiante di Janis incanta il pubblico e il Time Magazine la definisce come la più grande e potente cantante emersa dal movimento rock bianco.

 

In quello stesso anno toccano anche l’East Coast ed essendo Janis da sempre al fianco delle lotte per i diritti civili, partecipano al “Wake for Martin Luther King Jr.“, concerto organizzato a New York per rendere omaggio al Reverendo, ucciso su un balcone di un albergo da un colpo di fucile.

A causa del suo abuso di alcol e dei commenti negativi sulla sua band, lascia i The Big Brother and The Holding Company e inizia la sua carriera solista facendosi accompagnare dalla Kozmic Blues, band più vicina, secondo Janis, alla nuova visione a cui voleva dare vita, credendo fortemente nell’idea di non voler mai scendere a compromessi: “Non vendere te stesso. Tu sei tutto ciò che hai.”. Pubblica con loro l’album “I got dem ol’ Kozmic blues again Mama!” e partecipa al festival di Woodstock nel 1969, condividendo apertamente l’ideale hippie del Peace & Love.

Janis Joplin 1969

Janis Joplin – 1969

La morte

Presto però la sua inquietudine interiore, il suo perfezionismo in ambito musicale e il costante e pesante abuso di alcol e droghe la porta a distaccarsi anche dalla Kozmic Blues Band e decide di farsi affiancare nel 1970 dalla Full Tilt Boogie BandCompie una fuga in Brasile per staccare dal music business, ma al suo ritorno nulla era cambiato. Si chiude in studio e con i Kozmic e l’aiuto del produttore Paul Rothchild, dà vita all’album Pearl (che verrà pubblicato postumo nel 1971) nel quale ci sono brani come “Cry Babe“, “Mercedes Benz” e “Trust Me“. Il nome Pearl era il nomignolo con cui da poco Janis chiamava se stessa e di cui era fiera. Sarà per questo che Paul Rothchild lo sceglierà come nome dell’album.

 

La sua vita però è continuamente ossessionata dai demoni del passato, dalla sua insicurezza e dalla sua voglia di essere accettata. Cerca rifugio sempre più nelle droghe e nel sesso compulsivo, ma tutto questo non riempe il vuoto che ha dentro: “Sul palco faccio l’amore con 25 mila persone. Poi torno a casa sola.”.

Il 3 ottobre del 1970 Janis è in studio per ascoltare la traccia di “Buried alive in the Blues” e il giorno successivo avrebbe dovuto registrarne la voce. Il 4 Ottobre il suo produttore, non vedendola arrivare, manda al motel in cui alloggiava il road manager Joan Cooke. Sarà lui a trovarla, 18 ore dopo il suo decesso, con la testa sul pavimento, il sangue coagulato su naso e bocca e il corpo incastrato tra comodino e letto, segno di una totale mancanza di riflessi. Se ne va così Janis Joplin per una overdose di eroina a 27 anni, entrando in quello che nel 1994 verrà chiamato Club dei 27 un nome che sta a rappresentare i grandi artisti che, come lei, sono morti a 27 anni: Jimi Hendrix, Jim Morrison, Curt Cobain, Jean Michel-Basquiat e Amy Winehouse.

Janis ci ha insegnato ad essere noi stessi, contro tutti, vivendo profondamente e intensamente le nostre passioni e la nostra vita anche se piena di contraddizioni e paure: “Alcuni artisti hanno un modo di vivere e un modo di fare arte, per me ne esiste uno solo.”

Janis Joplin 1969

 

Cecilia Serafini, Goody Swing

Per maggiori informazioni visita The 60s Corner.

 

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