Il ballo come forma sociale – Dalla social all’indipendence dance. L’intuizione secondaria del progetto Tuballoswing

3. Dalla social all’indipendence dance. L’intuizione secondaria del progetto Tuballoswing

Questa lunghissima premessa storica (*), seppur fatta da pillole, è servita per preparare il tema di questa trattazione e cioè il paradosso quasi parossistico tra le concezioni di indipendenza e libertà sessuale che si sono sviluppate dopo gli anni ‘50 in relazione alla concezione moderna del ballo.

Partendo dalla definizione generica di ballo: si intende una molteplicità di forme di danza eseguite nella maggior parte dei casi per puro divertimento e al fine di socializzare e definire i rapporti all’interno di un gruppo. Il ballo, a differenza della danza vera e propria come è comunemente intesa, non è quasi mai finalizzato alla rappresentazione. Nel teatro e nel cinema può essere inserito in determinate scene, come molti altri elementi di supporto. Seguendo la descrizione di cui sopra è, quindi, inteso come una forma sociale e, infatti, il termine inglese è forse più appropriato rispetto a quello italiano: social dance. Così come stabilito dalle regole dello storico Valzer il ballo di coppia include un contatto fisico mentre le forme  moderne di questa attività hanno tralasciato l’idea della coppia basandosi su una sorta di isolamento individuale o, al massimo, di gruppo. Presentiamo adesso un’equazione:

lindy hop : ballroom = disco dance : discoteca

Frankie Manning, Chazz Young and Norma Miller at the dedication of the savoy plaque - https://bit.ly/2GbkYWp Licence: http://bit.ly/licence_cc

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Negli anni ‘30 il tanto declamato Savoy non era, nell’essenza, tanto diverso da una discoteca degli anni ‘70 (come lo Studio 54, il Paradise Garage, il 12 West o il Flamingo) o degli anni ’80 (come il Warehouse Club), con la differenza che nella celebre ballroom hanno suonato i musicisti che hanno fatto la storia del Jazz. Forse, un giorno, gli originali e creativi DJ della House Music verranno rivalutati al pari di Duke Ellington e Count Basie. All’interno di una generica sala da ballo le finalità possono essere varie, più o meno intriganti: passare una serata di relax o comunque di svago, incontrare amici o conoscenti, ascoltare un certo tipo di musica, ballare, bere uno o più drink, andare con l’idea di rimorchiare o, ai giorni nostri, di andare a sballarsi. Il paradosso è il seguente: come è possibile che uno spazio atto alla socializzazione e all’incontro come una ballroom dei nostri tempi, cioè una discoteca, sia diventato, spesso, un luogo che a volte rasenta il disagio sociale? Nell’epoca della libertà sessuale e del femminismo come è possibile che sia così difficile avvicinarsi a un gruppo di persone non conosciute con l’idea di fare amicizia o meglio ancora che l’approccio di una persona all’interno di un gruppo sia considerato invadente o meglio  come un atto di conquista dello spazio altrui? Analizziamo una scena tipica: andando in un posto con della musica messa da un DJ vedremo tanti individui che si muovono pensando di ballare. All’interno di una sala si troveranno una serie di isole di persone. Tra i vari gruppi ci sarà quello costituito da due o più amiche (tutte donne), da due o più amici (tutti uomini) e da gruppi promiscui (uomini e donne). Ci sarà il ragazzo timido, il ragazzo figo, la ragazza insicura, la ragazza apparentemente sicura così come quella realmente sicura e via discorrendo. Ci saranno dei gruppi che, per tutta la serata, staranno per conto loro e altri che interagiranno amichevolmente. In alcuni casi qualche ragazzo proverà ad avvicinarsi a una ragazza ed è in questa fase che si vuole approfondire il tema sociale di interesse per questo contributo e cioè la difficoltà dell’approccio tra un uomo e una donna che vogliono o vorrebbero conoscersi ballando. Una dinamica tipo che spesso è possibile osservare è la seguente: le tre amiche stanno ballando, il ragazzo si avvicina e si possono verificare tre situazioni: A) se il ragazzo piace e ha scambiato un’animalesca intesa di sguardi atti alla riproduzione con una delle tre ragazze, verrà accettato immediatamente. B) se è furbo troverà il modo per scambiare due chiacchere risultando simpatico e, forse, riuscirà a entrare nelle grazie del gruppo. C) se è un timido incapace, magari anche bruttino, non avrà alcuna possibilità di farcela, a meno di trovarsi con un gruppo di persone che non badano a certi stereotipi e che, al contrario, sono incuriositi da quella che è considerata la diversità. Nel primo esempio e in alcuni tipi di situazioni tale empatia si traduce nella forma estrema di ballo che è la grind dance.

Nella Swing Era l’approccio era molto più semplice. Se un ragazzo voleva invitare una ragazza a ballare lo chiedeva e i due ballavano. Se, oltre al ballo, nasceva un’intesa e i due partner, ballando, scoprivano una simpatia si andava avanti e poi, possibilmente, si diventava amico del gruppo e così via. In realtà non era sempre così facile e immediato. Basti pensare allo sketch con Shorty George Snowden in Keep Punching del 1939.

Nell’epoca della socialità fisica e mediatica, della libertà sessuale, del femminismo e dell’indipendenza, si sono innescati degli strani meccanismi in cui, nelle situazioni di ballo, si è creata una forte chiusura, soprattutto nel rapporto e nel contatto fisico, anche se, per la definizione di cui sopra, le diverse situazioni dovrebbero essere momenti di socializzazione e quindi di scambio. Nell’epoca moderna l’accettazione esclusiva di una sola persona che piace a livello puramente fisico crea, di fatto, una dinamica di chiusura nei confronti degli altri individui. Tale fatto è possibile percepirlo in modo accentuato se paragonato a un periodo storico che era caratterizzato dal maschilismo, l’omofobia e tutti i valori negativi e di chiusura elencati. Di fatto l’approccio al ballo dei giorni nostri è estremizzato e cioè basato quasi esclusivamente sul tentativo della conquista sessuale. Tale approccio è talmente estremo, in certi casi, che l’accettazione da parte della persona da conquistare è spesso radicale: vieni accettato o no. Tutte le sfumature o le malizie non esistono e la conquista è un traguardo estremamente facile o estremamente difficile. E il ballo come forma espressiva diventa quindi finalizzato alla pura e/o mera seduzione, venendosi a perdere il gusto della tecnica e di una amalgama armonica tra la musica, l’ambiente e le persone. Tra i paradossi risulta interessante osservare alcune foto degli anni ’30 dove si vedono due partner in cui la follower è una donna e il leader…anche! E allora diventa interessante osservare come una foto di due donne che ballano in una disco anni ’80 possa diventare icona di perversione e inno omosessuale, gridando allo scandalo, mentre una coppia allusivamente omosessuale negli anni ’30 di fatto non desta e/o destava un così grande scandalo. In una discoteca di oggi un uomo che si avvicina a una donna è, per lo più, visto come una persona che sta avendo un approccio di tipo erotico/sessuale e il solo gesto di cingere il fianco col braccio o ancora peggio porre la mano in segno di invito viene avvertito come un pericolo o, comunque, come un’invasione del proprio spazio. Mentre  in una sala da ballo vera, dove si balla il Lindy Hop sulla musica Swing, lo stesso gesto viene colto come un semplicissimo invito a ballare e, nella quasi totalità dei casi, questo viene accolto, vivendo dunque un’esperienza dai 3 ai 7 minuti (la lunghezza di un brano musicale medio) più o meno intensa (anche ma non necessariamente  dal punto di vista erotico) che può finire nel momento stesso in cui finisce il ballo, come continuare per tutta una vita.

L’intuizione di Antonio Del Villano in arte McVillan, Marco Dalmasso in arte Ghiaccioli e Branzini, Alberto Becucci, coadiuvati dal simpatico aiuto di Francesco Prodi alias Checco all’interno della Libreria Cafè_la Cité a Firenze fu quella di rompere lo schema classico di un ambiente di una sala disco tipica dei giorni nostri ispirandosi alle ballroom della Swing Era. Il piccolo progetto è iniziato il 20 ottobre 2010. La serata era solitamente di mercoledì e iniziava verso le 21.00. Ghiaccioli metteva la musica e Antonio e Checco iniziavano la loro lezione di ballo a base di musica Swing. Un genere un po’ dimenticato ma di indubbio fascino anche per una persona poco esperta di musica che iniziava a capire che il Jazz non era per soli intellettuali. La lezione consisteva nel porre una fila di uomini di fronte a una fila di donne e a tutti venivano spiegati una serie di passi e figure semplici. Abbastanza frequentemente avveniva il change partner per cui le donne si spostavano di un posto. Alla fine della lezione open, di circa un’ora, era venuta a mancare quella sorta di tensione sociale che caratterizza le moderne discoteche. Al termine della lezione era previsto il ballo libero e, a quel punto, l’abile DJ avrebbe continuato su una linea melodica Swing con variazioni tematiche a seconda del pubblico presente fino a chiusura del locale. L’idea primaria era quella di portare lo Swing nuovamente in auge, fenomeno che in Europa e nel mondo era già in atto, portando tutti a ballare Swing (da qui il termine Tuballoswing_tutti ballano swing) ma la grande idea (secondaria), da fruitore, e di cui forse non si aveva una reale consapevolezza, fu quella di allentare la tensione sociale tipica delle attuali discoteche con le lezioni open che avrebbero permesso di avvicinare gli individui a una reale cultura del ballo e del contatto fisico con una musica raffinata come quella Jazz e Swing, riattualizzata dalla digitalizzazione e dalle funzioni elettroniche. Durante la lezione open si incontravano persone di ogni tipo, di qualsiasi città del mondo e cultura che cominciavano a conoscersi, entrando lentamente in confidenza in un locale pubblico di Firenze, in una zona caratteristica e di transito (tra San Frediano e Santo Spirito, due zone storiche e affascinanti del capoluogo toscano). Al termine della lezione il ghiaccio era rotto e, al momento del ballo libero, la persone erano più propense a incontrarsi. Se, all’interno della piccola sala, erano presenti ballerini esperti, era letteralmente entusiasmante guardarli e capire come, ballare bene, potesse e possa avere una funzione sociale e anche artistica che rende il tutto più raffinato e gradevole.

"Florence - July 2006 - The Cathedral, Campanile and Duomo" di Gareth Williams - https://bit.ly/2I6TFgN Licence: http://bit.ly/licence_cc

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Dopo tutte le riflessioni compiute in questa sede la domanda che viene da porsi è quanto la rivoluzione generica della cultura hippie che invita a vietare il divieto abbia prodotto una mentalità che si possa dire realmente libera. Le libertà e le autonomie tanto declamate sono state realmente e intimamente accolte? Quanto di libero c’è nella rivoluzione culturale del ’68 e quanto nel periodo proibizionista degli anni ’30 e ’40 e viceversa: quanto di pericolosamente coatto può esserci nella cultura della libertà e quanto in quella antica precedente la Seconda guerra mondiale?

Nel linguaggio del ballo classico italiano il cavaliere è colui che guida la dama. L’accezione è ancora di tipo arcaico maschilista. Questa concezione può fare la differenza in termini di approccio al ballo in quanto la donna non è più abituata o meglio rifiuta qualsiasi condizione di prevaricazione anche minima dell’uomo in una cultura di massa dove il ballo di coppia è scomparso e dove una certa interpretazione del femminismo come rifiuto dei ruoli tradizionali ha fatto presa. Infatti, secondo questa interpretazione, a livello inconscio, la difficoltà principale della donna, ormai individualista e autonoma, è quella di lasciarsi guidare dall’uomo. In molti casi (non in tutti) tale difficoltà non è soltanto tecnica ma è, prima di tutto, psicologica. Nel linguaggio inglese la distinzione dei ruoli è diversa in quanto esiste the leader (colui/colei che comanda il movimento) e the follower (colui/colei che riceve il movimento). Non si discute di uomo o donna ma di due individui che si devono porre in una posizione di comunicazione e cioè di emissione e ricezione di un’informazione, laddove tale comunicazione è attiva. Il ballo è, prima di ogni cosa, una forma di comunicazione corporea basata sul movimento condizionato dall’andamento musicale di due o più persone che si incontrano. Una persona che si muove da sola, che non balla e non danza che cosa fa? È, di fatto, un individuo isolato che ha difficoltà a condividere la sua esperienza e che se tenta di farlo, risulta goffa, in quanto realmente non esercitata a farlo. Da qui però si sviluppa un ulteriore paradosso. La libertà individuale ha il vantaggio di spingere l’individuo a una conoscenza personale. Ammesso che l’individuo moderno abbia capito qualcosa del ballo senza aver mai fatto danza si muoverà sul bit della musica esprimendo se stesso al massimo della sua contingente consapevolezza corporea, ritmica e più in generale musicale. Quando si balla insieme bisognerebbe mantenere questo desiderio di istinto corporeo. Il ballo, infatti, è una forma di conoscenza dove due singoli individui si incontrano. Ballare in coppia quindi è, fondamentalmente, lasciarsi andare in un insieme armonico al tempo della musica, indipendentemente dalla tecnica, il cui fine è solo quello di codificare il movimento corporeo sulla musica e di rendere il tutto più sensato e fluido. L’ulteriore riflessione sul tema è infatti quello relativo all’interpretazione di una forma di musica e di ballo che non sono più attuali ma considerabili come balli storici. L’idea di Tuballoswing è stata anche quella di riattualizzare un tema e non tanto di riproporre la cultura di un ballo storico (anche se successivamente sono state proposte serate a tema anni ’20-’40). Nell’idea originaria bisognava ballare indipendentemente dal nome che aveva questo ballo anche in relazione al fatto che il Lindy Hop si balla sulla musica Jazz che, per sua natura e caratteristica, è basata sull’improvvisazione. Cristallizzare i movimenti in figure stereotipate vorrebbe dire andare contro la natura stessa del Lindy Hop secondo la definizione stessa di ballo che è muoversi a tempo di musica. Definire il Lindy sarebbe quindi come chiedersi cosa è il Jazz e, parafrasando la risposta di Louis Amstrong alla domanda sul tale domanda, si potrebbe rispondere che, colui che cerca tale definizione, non lo saprà mai. Se vale l’equazione di cui sopra e cioè che il Lindy Hop equivarrebbe alla Disco Music o alla House Music dei tempi più recenti, perché una persona che si approccia ai balli Swing (e quindi una musica a lui lontana culturalmente) risulta goffa e la stessa persona che ascolta musica Disco o Progressive che comincia a ballare può risultare incredibilmente fluida e armonica? Questo accade perché quel tipo di musica è attuale, la persona che la balla si identifica in essa, la vive pienamente perché è o è stata parte della sua stessa vita. Come sopra accennato l’arte è l’espressione del tempo in cui si vive. Se il ballo è espressione corporea basata sulla musica è normale che un individuo ballerà meglio la musica del suo tempo in quanto basata sulle contaminazioni del proprio tempo. Forse è questo il motivo per cui molte persone hanno difficoltà a ballare i balli di coppia Swing e cioè perché non vi si riconoscono in modo intimo. Ed è per questo che il modo migliore di fare rinascere questa passione per il ballo è quello di riattualizzarlo evitando di congelare sia le movenze che la musica sugli stereotipi del passato.

I vari quesiti posti non esigono una risposta immediata e sono il frutto di riflessioni di uno e più individui che, iniziando a ballare social dance, hanno constatato di quanto un ballo, fosse anche uno solo, possa essere riassuntivo dell’atteggiamento nei confronti della vita e di quanto possa fare scoprire cose personali e anche degli altri che prima non si sarebbero mai pensate acuendo il grado di sensibilità personale, fisica e mentale.

L’apparente apertura sociale sviluppata in questi anni di dure battaglie sociali e civili ha creato, paradossalmente e in certi casi, una chiusura mentale e corporea (ammesso che le due cose siano scindibili) portando le persone a muoversi a-ritmicamente piuttosto che ballare ascoltando e muovendosi insieme e armonicamente a tempo di musica e quindi secondo gli inni che avevano profetizzato di una libertà che, ancora oggi, sembra non essere arrivata.

 

 

Leggi di nuovo:

Introduzione

> Breve storia della cultura musicale e sociale dagli anni ‘20 ai giorni nostri (*)

 

A cura di Ottaviano Caruso di Tuballoswing.

Si ringrazia Marta Tucci per la revisione del testo.

 

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