Il ballo come forma sociale – Breve storia della cultura musicale e sociale dagli anni ‘20 ai giorni nostri

2. Breve storia della cultura musicale e sociale dagli anni ‘20 ai giorni nostri

Indipendentemente dalla storia, evoluzione e reinterpretazione delle forme di ballo Swing è noto che, dal punto di vista storico-sociale, gli anni precedenti la Seconda guerra mondiale non furono propriamente facili. Tra i fatti della Swing Era rientra la forte discriminazione sociale da parte dei bianchi nei confronti dei neri. Il 1915 vede la nascita, a opera di William Joseph Simmons, del Ku Klux Klan che, fino al 1950, vide il suo massimo fervore nazionalista e discriminatore, razzista, antisemita, omofobo, anticomunista e anche anticattolico. La seconda fase del movimento è quella che è entrata, storicamente, nell’immaginario collettivo ed è ben raccontata in Radici (titolo originale inglese Roots: The Saga of an American Family, 1976), il celebre romanzo dello scrittore afroamericano Alex Haley. Nel romanzo viene ripercorsa la storia di un ramo della famiglia di Haley, a partire dal leggendario Kunta Kinte, un nero del Gambia tratto in schiavitù e portato come schiavo in America (ne venne tratta anche una serie televisiva: Radici_Roots del 1977).

"The Old Plantation" (anonymous folk painting), 1780s - Raffigura schiavi afroamericani che ballano al suono del banjo e delle percussioni - https://bit.ly/2pIjxb0 Licence: http://bit.ly/licence_cc

“The Old Plantation” (anonymous folk painting), 1780s – Raffigura schiavi afroamericani che ballano al suono del banjo e delle percussioni – https://bit.ly/2pIjxb0 Licence: http://bit.ly/licence_cc

Nel 1920 Jack Johnson, pugile campione dei pesi massimi, aprì il Club Deluxe, all’incrocio tra la 142ª strada e Lenox Avenue ad Harlem. Owney Madden, un noto gangster contrabbandiere di bevande alcoliche, si impadronì del locale nel 1923 mentre stava scontando una pena a Sing Sing e cambiò il nome in Cotton Club, che diventerà celebre e ispiratore di storie, romanzi e filmografia varia. Nel noto club gli spettacoli riproducevano l’immaginario razzista e discriminatorio dei tempi, dipingendo i neri come dei selvaggi in giungle esotiche o come darkies nelle piantagioni dell’America meridionale. Le ragazze che vi lavoravano dovevano essere “tall, tan and terrific”. Duke Ellington divenne qui famoso e, grazie a lui, si arrivò a modificare la politica di esclusione del pubblico di colore. In quegli anni la povertà era un fenomeno sociale assai diffuso e, all’interno di questo breve riassunto storico, si possono citare gli House Rent Party in Harlem: vere e proprie feste casalinghe in cui gli inquilini assumevamo un musicista o una band per divertirsi e con la finalità di raccogliere fondi per pagare l’affitto. Qui, inoltre, avvenivano i cutting contests dove i musicisti coinvolti si alternavano, sfidandosi, al pianoforte.

Il 1929 vede il crollo di Wall Street e la conseguente crisi economica che creò disastri enormi. Nel frattempo l’Europa vide la nascita e lo sviluppo dei regimi nazionalisti. Tutte le varie tensioni sociali e politiche e le diverse crisi economiche culminarono nella Seconda guerra mondiale (1939-1945) conclusa definitivamente il 15 agosto con l’annuncio dell’Imperatore Hirohito della resa incondizionata del Giappone nei confronti degli Stati alleati.

Le conseguenze della Grande Guerra ancora oggi condizionano gli assetti politici della società moderna. Basti pensare al Piano Marhall, alla creazione del Muro di Berlino, alla fondazione della NATO e al Patto di Varsavia. L’esistenza del Muro di Berlino, fino alla sua demolizione e la conseguente formazione dell’Unione Europea, rappresentò un vero e proprio spartiacque sia fisico che ideologico tra la cultura capitalista e quella socialista e comunista. Il dopoguerra fu un momento difficile per tutti i Paesi anche se, per alcuni, rappresentò anche una fase di rinascita e crescita. Gli anni ’50 furono un decennio di leggerezza mista a tormento, ben divisa tra gli ideali espressi dal cinema Hollywoodiano, italiano e francese. Basti pensare ai film con Gene Kelly (Cantando sotto la pioggia è del 1952), dove traspare un senso della vita gioioso e a tratti avulso dalla realtà o quasi all’opposto, Gioventù Bruciata (1955), con James Dean, dove vengono rappresentati la storia di un brusco e doloroso passaggio all’età adulta e i riti della generazione post-bellica nella provincia statunitense. L’Europa vede il dopo guerra con una visione impegnata sia nelle sue forme di neo-realismo italiano come in Ladri di biciclette (Vittorio De Sica, 1948) oppure in visioni essenziali come il filone della francese Nouvelle Vague.

La cultura americana del dopoguerra influenzò moltissimo la moda e la cultura in generale dell’occidente. In quegli anni si sviluppano il Rock ‘n Roll e la cultura Rockabilly che soppiantano la cultura Swing nella musica, nel ballo e nella moda. I vestiti riflettono lo stile dei musicisti dell’epoca: magliette colorate, cappotti col collo alzato, il modello di scarpe brothel creeper, i jeans Levi’s (501 o 505) e altri articoli casual come t-shirt e giacche da moto.

Gli anni ’60 rappresentano un decennio critico di passaggio tra la cultura di retaggio otto-novecentesco e quella moderna. Nel 1963 esce il primo album dei The Beatles, intitolato Please Please Me. Dal 1964 al 1967 inizia il fenomeno della British invasion i cui maggiori rappresentanti sono stati gruppi come gli stessi The Beatles, The Rolling Stones, The Who, Led Zeppelin, ecc. Indipendentemente dalle varie definizioni è possibile affermare che l’arte sia una manifestazione di ciò che sta accadendo in un determinato periodo storico rifacendosi quindi al contesto sociale, alle idee espresse in un preciso momento piuttosto che alle innovazioni tecnologiche. Pertanto le espressioni pittoriche, scultoree, musicali dei vari artisti non sono altro che un manifesto più o meno dichiarato di quello che è accaduto e che accade (raramente che avverrà) nella storia dell’uomo. Al tempo, tra i vari temi del dibattito socio-politico, vi fu anche quello del femminismo che ha una storia molto lunga; basti pensare a una delle prime sostenitrici dell’emancipazione femminile; Olympe de Gouges (1748-1793) la quale, con la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina del 1791, dedicata a Maria Antonietta, pose la società a lei contemporanea di fronte al ruolo negato nello spazio pubblico alle donne. In realtà il femminismo in senso moderno è associato a tutta la rivoluzione culturale avvenuta dal 1968 in poi. Il nuovo femminismo radicale, rappresentato ai suoi esordi dal gruppo delle Redstockings, il 7 luglio 1969 lanciò il suo manifesto a New York: «Le donne sono una classe oppressa. La nostra oppressione è totale e riguarda ogni aspetto della nostra vita. Siamo sfruttate come oggetti sessuali e di riproduzione, come personale domestico e come manodopera a basso costo. Siamo considerate esseri inferiori, il cui unico scopo è quello di migliorare la vita degli uomini. La nostra umanità è negata. Il nostro comportamento ci viene prescritto e imposto con la minaccia della violenza fisica […] Noi identifichiamo gli agenti della nostra oppressione negli uomini. La supremazia maschile è la più antica, la più basilare forma di dominio. Tutte le altre forme di sfruttamento e di oppressione (razzismo, capitalismo, imperialismo ecc.) sono estensioni della supremazia maschile: gli uomini dominano le donne, pochi uomini dominano il resto. Tutte le strutture di potere nel corso della storia sono state a prevalenza maschile e maschilista. Gli uomini hanno controllato tutte le istituzioni politiche, economiche e culturali e hanno sostenuto questo controllo con la forza fisica. Hanno usato il loro potere per mantenere le donne in una posizione di inferiorità. Tutti gli uomini ricevono benefici economici, sessuali e psicologici dalla supremazia maschile. Tutti gli uomini hanno oppresso le donne».

Le caratteristiche negative espresse sono state causa di grossi problemi sociali nonché grande limitazione della società precedente la Seconda guerra mondiale. In particolare il razzismo e l’omofobia, senza considerare il sessismo e il maschilismo, di cui si prese una prima coscienza nel XVIII secolo con l’avvento della filosofia illuminista. Tutte questioni delle quali, oggi, dobbiamo pagare il prezzo e che, di tanto in tanto, ritornano per brevi e irrisoluti periodi al centro del dibattito politico, giornalistico e, dunque, sociale. La cultura hippie (o hippy), in origine, fu un movimento giovanile nato negli Stati Uniti nel corso degli anni ’60, si diffuse presto in tutto il mondo e si sviluppò come contrasto alle forti repressioni di tutta la società occidentale europea fino al dopo guerra. La parola deriva da hipster, utilizzata inizialmente per descrivere i beatnik, trasferiti nel distretto di Haight-Ashbury di San Francisco. Queste persone avevano ereditato i valori sottoculturali della beat generation, creando una controcultura con proprie comunità: ascoltavano rock psichedelico, abbracciavano la rivoluzione sessuale e l’uso di stupefacenti come gli allucinogeni e la cannabis, al fine di esplorare e allargare lo stato di coscienza. Derivazione di questo movimento sono i figli dei fiori, gli aderenti al movimento caratterizzati da vestiti decorati con fiori o vivacissime stoffe dai colori vivi. Il loro ideale di pace e libertà è sintetizzabile in slogan quali “mettete dei fiori nei vostri cannoni” e “fate l’amore, non la guerra” che venivano declamati nel periodo della Guerra del Vietnam. La caratteristica principale del loro stile di vita era la ricerca sfrenata della totale libertà. Questo movimento toccò particolarmente l’opinione pubblica, tanto da condizionare e ispirare le pellicole cinematografiche di molti registi, nonché la musica di molti artisti. Nel 1967 lo Human Be-In, un raduno giovanile tenutosi a San Francisco, rese popolare la cultura hippie preparando il terreno per la leggendaria Summer of Love nell’estate del 1967 sulla costa occidentale degli Stati Uniti e per il festival di Woodstock nell’estate del 1969 sulla costa orientale.

Woodstock, 15 Agosto 1969 - https://bit.ly/2G97Kxs Licence: http://bit.ly/licence_cc

Woodstock, 15 Agosto 1969 – https://bit.ly/2G97Kxs Licence: http://bit.ly/licence_cc

La rivoluzione si espanse a macchia d’olio per tutto il globo, facendo creare, in quasi ogni nazione, una propria versione del movimento contro culturale: in Messico, gli jipitecas dettero origine a La Onda Chicana e si riunirono al Festival Rock y Ruedas de Avándaro; in Nuova Zelanda nomadi housetruckers praticarono stili di vita alternativi e promossero il culto dell’energia sostenibile di Nambassa; nel Regno Unito, invece, gruppi nomadi uniti nelle carovane di pace facevano pellegrinaggi estivi ai festival di musica libera a Stonehenge. La moda e i valori di questa cultura ebbero un notevole influsso sulla musica popolare, la televisione, il cinema, la letteratura e l’arte in generale. Dagli anni ’60 la diversità culturale e religiosa abbracciata dal movimento guadagnò un’ampia accoglienza e la filosofia orientale e l’elemento spirituale raggiunsero un vasto pubblico. Tale eredità culturale può essere osservata nella società contemporanea in svariate forme – dall’attenzione per la salute alimentare, ai festival di musica, ai costumi sessuali contemporanei – ed influenzò anche la rivoluzione del cyberspazio. Nel maggio del 1968 l’Europa vide il Maggio francese o Maggio ’68 che designò, in maniera globale, l’insieme dei movimenti di rivolta verificatisi in Francia nel maggio-giugno 1968 quasi parallelamente ai movimenti della cultura hippie americana. Questi eventi costituirono un periodo ed una cesura significativi nella storia contemporanea francese ma anche europea, caratterizzati da una vasta rivolta spontanea, di natura insieme sociale, politica e filosofica, indirizzata contro la società tradizionale, il Capitalismo, l’Imperialismo e, in prima battuta, contro il potere gollista allora dominante. Scatenati da una rivolta della gioventù studentesca di Parigi che si estese al mondo operaio e praticamente a tutte le categorie della popolazione sull’intero territorio nazionale, gli eventi del ’68 restano il più importante movimento sociale della storia di Francia e dell’Europa del XX secolo. Uno dei motti del tempo fu “vietato vietare”. Gli anni ‘60 e ‘70 videro le prime lotte di massa planetaria occidentale nei confronti della cultura maschilista, sessuofoba, razzista, omofoba. Si affrontarono gli argomenti della giustizia sociale e in modo sempre maggiore si negò il valore della guerra e della violenza. Molte battaglie aperte in quegli anni devono essere ancora combattute e vinte ma questo è un altro argomento. Una cesura molto forte nello sviluppo della storia contemporanea occidentale e mediorientale è rappresentata dalla caduta del muro di Berlino, dalle diverse guerre tra cui quelle del Golfo e del Kosovo, dall’avvento di Internet, dalla formazione dell’Unione Europea e dall’utilizzo sempre più sfrenato di tablet, smartphone e social network. Gli anni ’90 sono stati cruciali per la storia della cultura occidentale. Il breve racconto storico e le riflessioni sul tema si fermano qui, sia per motivi di quantità di informazioni poste in termini di pillole e sia perché, a meno di essere uno specialista nel settore, addentrarsi nella storia contemporanea è ancora più difficile che parlare di storia codificata da tempo su testi più o meno autorevoli. Ci fermeremo all’epoca di Internet, delle Boy Band e della creazione dei gratta e vinci e cioè alla fine degli anni ’90.

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A cura di Ottaviano Caruso di Tuballoswing.

Si ringrazia Marta Tucci per la revisione del testo.

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